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                                                                          Top Five 2006


PAUL EMIKO's TOP 5

Tom Waits "Orphans" (Anti)
Battles "EP C/B EP" (Warp)
Uzeda "Stella" (Touch and Go)
Liars "Drum's Not Dead" (Mute)
Vinicio Capossela "Ovunque Proteggi" (Warner / Cgd)


bIPO's TOP 5

Motorpsycho - Black Hole Blank Canvas (2CD, Stickman)
vinicio Capossela - Ovunque Proteggi (Warner / Cgd)
Radio Birdman - Zeno Beach (Crying Sun / Self)
Bob Dylan - Modern Times (Sony / Columbia)
MELVINS – (A) SENILE ANIMAL (IPEcAC)


Cristian r's TOP 5

I am X - The Alternative (BMG)
Junior Boys - So this is goodbye (Domino Recordings)
Morrissey - Ringleader Of The Tormentors (Sanctuary Records)
The Beatles - Love (EMI)
I Love You But I've Chosen Darkness - Fear Is On Our Side (Secretly Canadian)


Isa's TOP 5

Vinicio Capossela - Ovunque Proteggi (Warner / Cgd)
Super Elastic Bubble Plastic - Small Rooms (Redled /v2)
Flaming Lips - At War With the Mystics (WARNER)
Tom Waits - Orphans (Anti)
Isobel Campbell & Mark Lanegan - Ballad of Broken Seas (v2)

     
                                                                                    Reviews
 

mattia coletti
"zeno"

isobel
"fioca?"

polvere
"polvere"

uzeda
"stella"

tbhp
"the spell"
         

ronin
"lemming"

arrington de dionyso
"breath of Fire"

miranda
"rectal exploration"

agatha
"greetings from s.sg"
         
         
         


Mattia Coletti "Zeno" (Wallace / Audioglobe 2006)

“Zeno” è l'esordio da solista di Mattia Coletti, chitarrista dei Sedia nonché agitatore musicale in vari altri progetti di casa Wallace, spesso in combutta con Xabier Iriondo e Fabio Magistrali.
13 tracce di (avant)folk psichedelico la cui natura intimista e profondamente confidenziale è dichiarata dall'autore sin dalle note di copertina: “questo è un diario di bordo, il foglio dentro la bottiglia per tutti quelli che giocano fuori dalla finestra”.
Predominante è la chitarra acustica, il più delle volte impegnata, in maniera non distante dai Gastr del Sol di “Camoufleur”, in arpeggi e ricami reiterati (i bozzetti acustici di Una e Due e Red, Yellow Circle; le tessiture di Canterbury Tales, Gargantua e Pantagruel e Parole d'Ocra), ogni tanto invece persa in un fluttuare lieve ed ipnotico (Risoluzione Zeno). La voce di Coletti è appena sussurrata e si avverte, sporadicamente in sottofondo, qualche rumorismo e qualche percussione. Ci sono poi momenti in cui le suggestioni si fanno più cupe e inquietanti: accade nel mantra elettrico de I Letti di Procuste e in Clessidra Boy e 13 Novembre, arricchite, quest'ultime, dalla presenza di Fabio Magistrali alla voce, chitarra elettrica e organo.
Un disco non immediato ma sicuramente interessante, la cui intensità cresce piacevolmente dopo ogni ascolto.

[Paul Emiko]

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Isobel "Fioca" (Smartz / Fooltribe 2006)

Nuovo gioiellino dal sottobosco musicale italiano. A proporcelo sono i piemontesi Isobel che, dopo l'interessante omonimo 7” dell'anno scorso, pubblicano questo miniCD di 5 tracce co-prodotto da Fooltribe e Smartz records (etichetta e distro portata avanti, da 11 anni, dal bassista del gruppo Lele Giraudo). Post punk emotivo e dischordante all'insegna di un'urgenza espressiva incontenibile e suonato con il cuore in mano. Chitarroni irrequieti e stridenti si intrecciano con una sezione ritmica incalzante e una voce particolarissima (che urla malinconica e sembra arrivare da chissa' dove), e compongono un quadro schizofrenico e piacevolmente nevrotico. L'adrenalinica The First Fall, in apertura di disco, e' un incrocio tra Fugazi e Unwound, mentre le successive Iihty, School e Nerve richiamano direttamente l'emocore di qualche anno fa (precisamente i nostrani Eversor le prime due, i Braid la terza). In chiusura troviamo il capolavoro di questo mini, la splendida By-End, tutta tensioni e pathos crescente con tanto di coda in pieno stile Sonic Youth. Canzoni davvero intense e "comunicative". O, se preferite, semplicemente belle. Gli Isobel sembrano proprio pronti per un disco vero e proprio. Non vediamo l'ora.
"Something Takes Me Here. Something Keeps Me Far Away..."

[Paul Emiko]

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Polvere "Polvere" ((Wallace Records 2006)

Primo album sulla lunga distanza per i Polvere, duo formato da Xabier Iriondo e Mattia Coletti (Sedia) che aveva esordito nel 2003 con il CD 3” uscito per la MailSeries della Wallace.
Quello che i due ci consegnano è un disco di vagheggiamenti elettroacustici, musica in divenire spesso intenta a comporre e scomporre strutture giocando con tradizione e sperimentazione. Dentro intelaiature folk-blus (splendide quelle dei brani #6 e #8) di chitarra acustica si incastrano a dovere inserti elettronici minimali, nastri, clarinetto, chitarra elettrica, field recordings e rumori percussivi. I 12 brani, tutti senza titolo, sono per lo più strumentali: la voce compare, sporadica ed evanescente, sotto forma di deliranti nenie blues (il brano #1 e il #6) o di cori lamentosi. A volte pare di sentire un incrocio fra A Short Apnea e Gastr del Sol. Abbondano purtroppo i momenti più interlocutori e autocompiacenti. Del resto il rischio con progetti del genere è proprio questo. Per pochi.

[Paul Emiko]

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Uzeda "Stella" (Touch & Go 2006)

Tempo ce n'è voluto, tanto che sembrava non dovessero tornare piu'. L'ultimo disco degli Uzeda risaliva al 1998 e nel frattempo c'è stato il progetto Bellini (due dischi pubblicati, fra vicissitudini varie). Poi, negli ultimi due anni, alcune esibizioni live (fra cui l'All Tomorrow's Parties con gli Shellac e lo scorso settembre, a Chicago, la prestigiosa partecipazione allo show celebrativo dei 25 anni della Touch and Go, in compagnia di band come Girls Against Boys, Big Black, The Ex, Scratch Acid) hanno dimostrato che la band è ancora viva e vegeta. Ora li ritroviamo, con questa loro quinta uscita pubblicata (al solito) da Touch And Go, più in forma che mai. Gli otto anni trascorsi da “Different Section Wires”non hanno intaccato minimamente la struttura solida e compatta dell'esplosiva formula noise del gruppo. Poco è cambiato: c'è sempre la chitarra chirurgica di Agostino Tilotta impegnata ad incidere e squarciare gli scenari musicali costruiti da una sezione ritmica granitica ed inesorabile, mentre la voce incredibile di Giovanna Cacciola vaga irrequieta, ora urlando in maniera drammatica, ora perdendosi in un lirismo inquieto. “Stella” comunque è un disco meno ossessivo e meno cerebrale rispetto a quanto gli Uzeda ci avevano abituato. Tutto e' fondamentalmente piu' scarno e minimale ma una maggiore accuratezza nei suoni (il disco è stato registrato in maniera ineccepibile dal solito Steve Albini al Red House di Senigallia) conferisce un aspetto piu' denso ed espressivo alla musica dei quattro catanesi. Anche la voce di Giovanna è usata spesso in modo piu' melodico, come nei Bellini insomma, rispetto al passato. Tra gli otto brani presenti spiccano soprattutto What I Meant When I Called Your Name, This Heat e Steam Rain & Other Stuff ma tutto il disco è bellissimo. Per quanto mi riguarda, i migliori Uzeda di sempre.

[Paul Emiko]

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The Black Heart Procession"The Spell" (Touch & Go 2006)

A quattro anni dalla svolta esotica del precedente"Amore del Tropico" la Processione del Cuore Nero ritorna a cantare il lato oscuro e malinconico dei sentimenti umani.

"The Spell", arrangiato in maniera egregia ed estremamente raffinata, è un disco formalmente ineccepibile e dotato di una potenza espressiva che, come dice il titolo, affascina ed incanta.

Il piano di Tobias Nataniel e le melodie cupe di Pall Jenkins sono la struttura portante di tutti i brani che si arricchiscono, di volta in volta, di chitarra elettrica, violini, batteria, organo e della consueta sega a nastro. Ci sono, come da marchio di fabbrica, le ballate scure e malinconiche (The Letter, The Spell, la funerea The Waiter #5, Return to Burn), canzoni splendide dotate di un potere magnetico che rapisce e cattura. Ma troviamo anche episodi più sostenuti (l'up-tempo di Not Just Words, il rock spigoloso di GPS e The Fix) che spezzano il mood crepuscolare e desolato del disco. Insomma, per quanto i primi dischi rimangano comunque insuperabili ("2" in particolare), questo quinto lavoro dei Black Heart Procession è una raccolta di belle canzoni che rivela tutta la maturità stilistica raggiunta dal gruppo

[Paul Emiko]

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Ronin "Lemming" (Ghost Records 2007)

Non stanca e non smette di crescere il secondo album a lunga durata dei Ronin, uscito per la Ghost Records nella seconda settimana di Gennaio. Evocativo fin dal titolo (il suicidio collettivo dei roditori inscenato dalla Disney in un documentario), il disco è ricco di atmosfere dense che mutano di continuo spostandosi sinuosamente tra stili e generi anche assai differenti tra loro.
Il postrock d'apertura (I pescatori non sono tornati), i ritmi sudamercani (La Banda, Portland), le raffinatezze etniche (L'etiope) ed i momenti più cupi (Mantra Infernale) sono accomunati da un calore e da una morbidezza dei suoni che rendono l'intero lavoro fluido ed omogeneo al punto da farlo apparire quasi come una sola lunga suite divisa in più movimenti.
Da segnalare Il Galeone, unico episodio cantato del disco, in cui la voce di Amy Denio, polistrumentista americana già in forze al Parto delle Nuvole Pesanti, scivola sulle note pizzicate di una chitarra classica. L'oscillare di una sega ed i contrappunti di un basso tuba assegnano una nuova personalità al canto anarchico che fu di B. Pedrini. Il video, disponibile sul sito dell'etichetta è da brivido. Si conclude con gli oltre 9 minuti della title track: una catarsi raccontata dal dialogo di due chitarre. Disco imperdibile. Si rasenta il capolavoro..

[Bipo]

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Arrington De Dionyso "Breath of Fire" (K Records 2006);

Registrato in presa diretta da Fabio Magistrali, in Puglia a Natale del 2004 , "Breath of Fire" è il disco solista di Arrington De Dionyso degli Old Time Relijun. Il licantropo in questa occasione fa tutto da solo, munito soltanto di un clarinetto basso, un khomuz siberiano e qualche giornale (!!), e ci consegna ventuno frammenti di sperimentazioni avanguardistiche dal sapore arcano e ancestrale. Quasi come in un rito sciamanico, De Dionyso si esibisce in contorsioni vocali e sperimentazioni polifoniche tutte giocate su vocalizzi gutturali e sugli arcani stridori del clarinetto e del khomuz siberiano. Per quanto apprezzabile l'intento, concettualmente ardito, l'impressione è che tutto sia un po' troppo radicale e poco comunicativo. Chi pensa di poter apprezzare si accomodi.

[Paul Emiko]

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Miranda"Rectal Exploration" (fromScratch 2006)

Giunti al secondo disco, dopo il promettente esordio di 3 anni fa, i miranda , complice qualche piccolo aggiustamento di rotta, si ripresentano in grande stile e ormai maturati. Messe da parte infatti le derive più marcatamente Chicago/Louisville (ne resta traccia solo nelle ottime Rough Feeling e Breezed Out , June of 44 e Shellac dietro l' angolo ), il terzetto toscano sfodera una decisa attitudine noise che si concretizza in un miscela estremamente energica ed intensa, contraddistinta da atmosfere spesso ossessive, suoni spigolosi e abrasivi, trame armoniche dissonanti che deragliano vorticosamente per poi sprigionarsi con foga dirompente. Gli undici brani qui presenti mostrano una felicissima capacità di scrittura e funzionano tutti alla perfezione. A cominciare da Cell Trip , un blues scorticato memore della lezione di US Maple e Captain Beefheart , passando per le nevrotiche 3 American Bombs e Monosexfiles (come un incontro fra Liars e Girls Against Boys ) e concludendo con R.Mutt Is Shitting at My Place e Archie , dilatate e avvolgenti con la chitarra a disegnare deliziosi arabeschi mentre la voce si perde in un flusso di coscienza ipnotico.

Chapeau.

[Paul Emiko]

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Agatha "Greetings from S.sg " (Wallace/vurt 2005)

L’uscita numero 71 per la Wallace di Mirko Spino (in collaborazione stavolta con la romana Vurt) segna l’esordio discografico delle Agatha, power-trio al femminile -Pamela al basso e alla voce, Daniela alla chitarra e Claudia alla batteria- che con “Greetings from S.sg” sfodera un disco potente e trascinante.
La musica delle tre donzelle è infatti un caos di chitarre taglienti, basso distorto e batteria martellante che mischia “semplicemente” irruenza Noise e slancio Post Punk (mi vengono in mente Unsane, Big Black, Jesus Lizard e, sarà per la voce femminile, Joyce Whore Not) ma in maniera riuscitissima. Il tutto accompagnato da una voce aspra ed urlata ma che si mantiene comunque sempre melodica, e valorizzato dalla sapiente registrazione (oramai un classico) di Fabio Magistrali. Davvero incontenibili gli assalti mozzafiato di Temper, My Teacher Plays in a Metal Band, I Love My Gfs e We’re a Band of Fraks, mentre Part Two (il picco del disco), Dani Was in Love With Burzum e March, 1st, 2005 sono brani più melodici e “dimessi” e a tratti ricordano certi Sonic Youth.
Singolare la copertina. Accattateville.

[Paul Emiko]

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la celebre zine del partyzan consigli dalla ...sala regia lasciate un messaggio o voi che entrate
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