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17 GEN - APPALOOSA (ITA)
Alternative / Experimental / Rock - Urtovox


Appaloosa è un progetto nato nel 1998 a Livorno da un'idea di Enrico Pistoia e Niccolò Mazzantini. Dopo vari cambi di formazione, concerti e prime esperienze in studio, nel 2000 entra nel gruppo il batterista Marco Zaninello e contemporaneamente viene abbandonato il cantato, dando forma ad un sound strumentale che fonde sonorità prettamente noise con funk e psichedelia: in questo periodo il gruppo compone molto usando due bassi che creano strutture molto geometriche, ma che trasudano di forte emotività attraverso le dinamiche e il groove. Nel 2002, dopo due demo autoprodotti, il gruppo partecipa alle selezioni per Arezzo Wave e immediatamente ottiene la possibilità di partecipare al festival estivo esibendosi sullo Psycho Stage con grande approvazione da parte di stampa e pubblico. Ondanomala, l'etichetta discografica facente capo ad Arezzo Wave di li a poco gestisce l'entrata in studio della band. Il disco omonimo esce in concomitanza di Arezzo wave nel 2003. Parte così la lunghissima tournè degli Appaloosa a sostegno della promozione del disco appena uscito. La band suona tantissimo condividendo il palco anche con One dimensional Man, Zu, Perturbazione. Nell'Aprile 2004 si unisce al gruppo Simone Di Maggio, deviando la composizione dei brani verso l'elettronica attraverso l'uso sapiente di synth, drum machine e campionatori. Con questa nuova formazione allargata gli Appaloosa si esibiscono per la terza volta al festival aretino con brani vecchi e nuovi, questa volta sul Main Stage con Karate, Black Rebel Motorcycle e Cypress Hill; di lì a poco arriveranno le esibizioni al Tora Tora festival di Reggio Emila e Genova. Nella primavera 2005 gli Appaloosa intraprendono un mini-tour in Spagna. Arriva il momento di registrare il secondo lavoro: senza esitazioni viene contattato in qualità di produttore e fonico Giulio "Ragno" Favero e nel giugno 2005 il gruppo si reca presso il Blocco A di Padova per la sua realizzazione. I brani che ne vengono fuori sono la testimonianza di come gli Appaloosa siano riusciti a far convivere tutto ciò che hanno maturato fin ora: un rock strumentale estremamente fisico, dotato di un sound potente e sporco che pure non disdegna l'avventura e la ricerca. Il lavoro viene molto apprezzato da Paolo Naselli Flores della Urtovox che decide di pubblicare il disco, ironicamente intitolato "Non posso stare senza di te".

Line Up:
Niccolò Mazzantini: Basso, Chitarra elettrica, Sinth, Organo, Drum Machine
Enrico Pistoia: Basso, Sinth, Organo
Marco Zaninello: Batteria, Sinth, Drum Machine
Simone di Maggio: Chitarra elettrica, Drum Machine, Computer

Stampa:
Immaginate le canzoni dei nostrani e mai dimenticati Confusional Quartet eseguite dai Trans Am. O, se preferite, la colonna sonora di qualche poliziottesco dimenticato rimaneggiata dai Devo. O, ancora, i Man Or Astroman che si mettono a fare math-rock. Si potrebbe continuare, ma il concetto è questo: l'impatto dei livornesi Appaloosa – qui al secondo lavoro, adeguatamente ottimizzato in studio da Giulio Favero, demiurgo del suono One Dimensional Man – è di quelli che non possono passare inosservati… Un rock strumentale estremamente fisico, che pure non disdegna l'avventura e la ricerca, divertente ed eclettico.
Alessandro Besselva Averame - IL MUCCHIO gen 06

Un vero e proprio trip. Un lisergico viaggio tra gli stili. Dal rock di Brigidino (chicca introduttiva che pesca dalle origini del quartetto livornese), al funk incazzoso-acido-convulsivo di Ap(p)ache che ne ripesca l'indole, all'intramuscolo noisy di La Roby. Il tutto è quasi squisitamente strumentale, salvo qualche campione di voce spruzzato qua e là. Una botta di vita!
Barbara Santi - RUMORE gen 06

Un ritorno prepotente,come di chi ha fretta di prendersi quello che sente di spettargli:il primato nella schiera del postrock italiano senza parole,per esempio….Il nuovo album punta diritto alla forza d'impatto del suono che è secco,arcigno,potente e artatamente imperfetto come quello dei pesi massimi del post rock muto a stelle e a strisce,dai Don Caballero ai Tortoise.
Elio Bussolino - ROCKERILLA gen 06

Qualcuno là fuori conosce gli Oneida? Per i non introdotti, gli Oneida da Brooklyn padroneggiano un suono potentissimo, costruito su psichedelia e noise modellati su ritmiche ossessive e ripetute fino allo stordimento. Dal vivo pare siano devastanti. E gli Appaloosa da Livorno, gli assomigliano molto.
Maurizio Blatto (News Torino, Cuneo, Genova, Milano, Reggio Emilia) gen 06

I livornesi Appaloosa dimostrano subito di essersi spostati parecchio dal debutto omonimo di due anni fa soprattutto per l'elettronica aggiunta che rende il loro suono in"Non posso stare senza di te" più vario ed aggressivo. più che i pezzi che si esercitano artificiosamente nel mescolare vecchio e nuovo, attraggono l'assalto iniziale della vigorosa Brigidino, una LA ROBY che sarebbe stata bene nelle mani di Albini, L'inaspettato surf di VICTOR & ANGEL, ed un paio di rudi numeri slintiani che si ricollegano al disco precedente.
Andrea Villa - BLOW-UP gen 06

“Non posso stare senza di te”. Una frase che, abbinata agli Appaloosa, assume un tono inquietante. È come ritrovarsi legati all'interno del mattatoio di un serial killer che, mentre trivella i tuoi padiglioni auricolari con un suono devastante, ti sussurra di non poter vivere senza di te. Appaloosa in evoluzione, quindi. Da gruppo math-rock a band pulp-rock , che cannibalizza strafottente qualsiasi genere e riferimento. Quentin Tarantino li scritturerebbe subito per la colonna sonora di un film.
Manfredi La Martina – ROCKIT gen/06

Musica puramente strumentale con un potente impatto live da non sottovalutare.
Laura Colombo - ROCKSOUND gen06

Impossibili da etichettare e propensi a stupire, i livornesi Appaloosa si rifanno sotto con un nuovo album e con idee chiare, chiarissime. Rispetto al passato, il salto in avanti è notevole: il suono è meglio arrangiato, tutto è più compatto, la pietanza è servita calda, talmente calda e succulenta da scottare le dita per l'ingordigia. Le dieci tracce strumentali hanno forma e sostanza, spessore e carattere. Signore e signori, questo è un gran disco, davvero un gran disco. E conferma quanto di buono, in tempi recenti, si era scritto e detto a proposito degli Appaloosa.
Francesco Casuscelli - KRONIC.IT

Eh sì, ormai non sorprende più che realtà poco conosciute e di norma giovani sembrino già tanto mature nel giro di un paio di dischi. Un bel lavoro, come accennavamo, compatto e febbrile, senza cadute d'intensità, prodigo di sorprese soniche (vi basti il rollercoaster tra chitarrine demoniache wah wah, tastiere Moroder , intermezzi acrilici Herbie Hancock e turbini electropunk di Ap(p)ache ), tanto coraggioso nel combinare antipodi stilistici quanto abile nel farlo sembrare cosa buona e giusta (come capita al funk-dance à la Gang of Four di 4 women , screziato di vibrazioni soul, scoordinato di chitarra tex-mex, irrorato di cascami folk blues e quindi dissolto in un miraggio Gastr del Sol ). Un crogiolo ballabile e virale, ora etereo e brulicante, ora dritto come un caterpillar. Versatili e viscerali quindi, ruvidi e ricercati, caotici e calcolatori. Un altro disco così e non ci sarà nulla di male a definirli – se non ce ne vorranno - gli Oneida italiani.
Stefano Solventi - SENTIREASCOLTARE

…E infatti questo nuovo album degli Appaloosa, ironicamente intitolato “Non posso stare senza di te” è proprio proprio tosto tosto! La prima cosa che colpisce le mie recchie è un sound ‘che-spacca-li-culi-frà' al quale non si può rimanere indifferenti!... L'energia dell'incipit di “Brigidino” travolge ogni cosa: due bassi, batteria, organino e qualche sporadico intervendo di drum-machine di una volta e chitarra… Il pensiero vola a dei Cop Shoot Cop senza troppa voglia di morire, anzi, con la voglia di divertirsi dei No Means.
MUSICCLUB

Carico, energico, emotivo, elettrico, elettronico, Oneida, ballabile, caotico, distruttivo, martellante, "Metal Alle Hawaii". "Non posso stare senza di te" è un gran disco.
IMPATTOSONORO.IT

Shellac e June Of 44, ma allo stesso tempo anche Liars, Radio 4 -o almeno la loro parte più ruvida e groovy- e Oneida: il mix che ne scaturisce è esplosivo e regala un'ottima dose di buone vibrazioni. Se cercate qualcosa che vi faccia zampettare per la stanza, ma senza mai perdere d'occhio muscoli e sudore, rivolgetevi agli Appaloosa, sono italiani e da tenere d'occhio. Provate a chiedere all'ottima Are you Mons? No, I'm Jurgen.
Philip Di Salvo - LIVEROCK.IT

Ecco un disco suonato bene. Strumentale, che mescola con sapienza suoni elettronici e suoni “veri”. Deciso e diretto per dimostrare esperienza e buon gusto. Presentato negli ultimi giorni dello scorso anno, è un lavoro che merita ancora di essere segnalato. Le potenzialità dell'album non sono sfuggite alla label indipendente Urtovox di Paolo Naselli Flores, che sta curando la promozione insieme all'agenzia Locusta.
Faderico Genta - LA STAMPA

In bilico tra elettronica (a tratti un po' Kraftwerk, un po' Aphex Twin), industrial, funk (“Ap(p)ache” poteva essere la sigla di un telefilm degli anni '70, anche se poi vira verso sonorità à la Chemical Brothers ), noise (di quello potente, non a caso il produttore è il buon Giulio Ragno Favero), c'è tutto nella loro musica. Un album veramente poliedrico e politropo, dove ogni traccia è ben distinta e presenta numerose “variazioni sul tema”, ma, badate bene, nulla di sconclusionato. Non troppa carne al fuoco, insomma.
Sonja Amoretti - ROCKERS.IT

Vi piace il rock selvaggio? Ascoltate questo disco. Il basso penetra, trivella e scava. Vi piace lo sguardo assassino di vostro zio mentre si appresta ad uccidere il maiale? Cercate di arrivare a questa musica perforante . A questo punto la chitarra diventa ipnotica, si spezza, e stende un tappeto rosso sotto ai battiti di un'elettronica digitalizzata nel centro della più grande megalopoli dell'universo. Si, nella vita precedente eravate il tatuaggio disegnato sulle chiappe di un orco neozelandese.
Giovanni Venditti - DEBASER.IT

Viaggiare, ad occhi chiusi e seduto all'incontrario, in una macchinina dell'autoscontro che corre in discesa su binari posati in gallerie e cunicoli di una miniera di rame. Cine-core, psycho industrial, groove 'n dance, rock and trance. Gli Appaloosa mirano, con forza e ritmi serrati, alla costruzione di scenografie per i propri viaggi frenetici verso l'inferno. Luci ed ombre in galleria, ricordarsi di accendere i fari. Profumi nucleari creati dalle tastiere e i synth evaporano fumi grigi. Mentre l'autoscontro corre, corre...
Stefano Mauro - TERRITORIO MUSICALE.IT

Con una violenza inaudita “Non posso stare senza di te” si staglia nelle orecchie. Avvertenza dovuta perchè il titolo è altamente fuorviante!
Forti di una commistione di vari generi ugualmente impattanti, gli Appaloosa trovano un suono veramente compiuto e aggressivo.
Paola Andreoni - NEWSIC.IT

un minestrone strumentale micidiale, senza tempo e senza tempi, che svaria dal punk al rock, dal funky al noise, dal metal al kraut, il tutto condito con Electro, Dance, Ambient e sperimentazione. Altre parole credo siano superflue per descrivere progetti come questo che di tanto in tanto arrivano a scuotere (fortunatamente) il panorama musicofilo italiano già in fibrillazione per il San Remo 2006 di Panariello...
Nazario Graziano - COMUNICAZIONE INTERNA

Strumenti suonati benissimo e solidità da qualsiasi punto si guardi il prodotto. Non serve a fare avanzare di una tacca il limite delle possibilità del post rock, ma è decisamente musica che amiamo ascoltare ancor oggi.
Francesco Farabegoli - MOVIMENTA.COM

Un disco completo, continuativo, del percorso intrapreso dai Nostri nella precedente esperienza di Ondanomala seguita alla vittoria di un Arezzo Wave di qualche annata fa. Le sempre esplosive linee dei due basi si miscelano alla attenta percussione di pezzi volutamente inaspettati, sclerotici..Ecco quindi un disco quasi completamente strumentale, dalle svariate influenze e dall'appeal quantomai infuocato
Marco Allegri - CANTIERE SONORO

…per divertirsi bastano le dieci tracce contenute nel disco, dove agli intellettualismi tipici di una proposta del genere si sostituisce una fisicità debordante e un groove che non potrà fare a meno di spingervi ad alzare i culetti dalle sedie e – ma sì! – mettervi a ballare.
Enzo Zappia - IL MUCCHIO

Dietro all'ironia del titolo, in effetti, ciò che si cela è ancora il vecchio sound schiacciasassi,fittissime reti ritmiche e le loro infallibili geometrie.
Gli Appaloosa non deludono.Anzi, esaltano.
Luca D'alessandro - MUCICBOOM

Il secondo disco dei livornesi Appaloosa, uscito per la Urtovox , ci ha presentato una band di grande interesse, capace allo stesso tempo di regalare momenti di grande elettricità e potenza alternati ad altri più quadrati e quasi funk.
Philip di salvo - LIVEROCK

Gli Appaloosa sfornano una seconda prova da primi della classe, dando una dimostrazione di maturità notevole. Il noise, il surf-rock, accenni di elettronica si fanno largo tra le maglie geometriche e matematiche che caratterizzavano l'album precedente deturpandone la purezza ma al contempo amplificandone la portata. E se fosse ironicamente il pubblico ad affermare, dopo l'ascolto, “non posso stare senza te”?
Raffaele Meale - KALPORZ.COM

“Non posso stare senza di te” – il nuovo album dei livornesi Appaloosa - è coinvolgente, parte da posizioni rock'n'roll per “sbancare” verso territori diversi: funk, dance, black. E' un album “maturo”, pieno di sostanza. Che ha il grosso pregio di strizzare l'orecchio al primo ascolto e di convincere, progressivamente, ai contatti successivi. I livornesi sono maturati e stanno maturando ancora! Francesco Casuscelli - KRONIC.IT

Inquadrando dall'alto la musica degli Appaloosa , diremmo che il loro è un noise che s'inserisce bene nella vivace realtà italiana di genere degli ultimi floridi anni, in cui primeggiano One Dimensional Man, Red Worm's Farm, Almandino Quite Deluxe, Super Elastic Bubble Plastic e Gea, e la produzione affidata allo specialista Giulio Ragno Favero è già di per sè una garanzia.
Fausto Turi - FREAKOUT ON LINE

In conclusione, gli Appaloosa sommano le influenze dei loro "padri" No Means No, Melvins, Don Caballero e Shellac e le moltiplicano con un allestimento elettronico che non sempre va oltre un utilizzo elementare dei mezzi a disposizione, anche se l'effetto complessivo è più che apprezzabile. "Non posso stare senza di te" avvicina elementi disparati che si sorreggono l'un l'altro mantenendosi in equilibrio.
Jordan Sullivan - LA SCENA.IT

Sono in quattro. Amano mescolare ironia e brutalità, dance e metal, sandali e calzini bianchi. Da poco è uscito il nuovo lavoro, "Non Posso Stare Senza Di Te", uscito per Urtovox nel 2005 e distribuito da Audioglobe. A dispetto del titolo, però, qui non c'è spazio per trottolini amorosi e incontri fra cent'anni. Perché loro sono gli Appaloosa. E fanno un gran baccano!!
Manfredi La Martina - ROCKIT

…è il pericoloso ma attraente mondo degli appaloosa…dove il cantato è del tutto assente e tutto sommato sarebbe stato superfluo.
Marcello Berlich - LOSING TODAY

Onde di energia a profusione si infrangono sui dieci brani di questo secondo cd degli Appaloosa.Il suono si è maggiormente indurito,mettendo in relazione suoni artefatti ed il sudore dei musicisti piegati sui loro strumenti.
Andrea tinti –MUSIC PLUS del centro musica di Modena

Il secondo disco dei livornesi Appaloosa, uscito per la Urtovox , ci ha presentato una band di grande interesse, capace allo stesso tempo di regalare momenti di grande elettricità e potenza alternati ad altri più quadrati e quasi funk. “Non posso stare senza di te” è un disco pregevole e meritevole di attenzione.
Philip Di Salvo - LIVEROCK

Sanguigni e schietti come solo i Livornesi sanno essere,gli Appaloosa tornano alla ribalta con un nuovo album che conferma maturità ed estro creativo. Gianluca Servetti - ROCKERILLA

Bomba ad alto potenziale calorico da far dirompere di sicuro in concerto.Una spericolata tendenza al crossover tra chitarre rampanti ed elettronica nagivata.Il risultato è poderoso specie se il volume viene lasciato libero di cavalcare.
Enrico Veronese -BLOW UP

La loro musica sembra arrivare da oltreoceano, direttamente dagli USA oppure da qualche piccolo e fumoso locale underground di Londra impregnato di musica elettronica. E invece gli Appaloosa sono livornesi. Acidi, dirompenti, caciaroni e rumorosi ma con cura. Nulla è lasciato al caso o improvvisato
Walter Campanile - DNAMUSIC.IT

…E' proprio arrivando alla fine che capiamo che questo disco va ascoltato d'un fiato. Ha senso perché intero. Quello che ti trasmette, te lo trasmette accompagnandoti dalla prima all'ultima canzone (ammesso che sia corretto definirli così, questi tranci di suono). Nel disco si viene risucchiati. Ci si entra dentro. Lo si penetra e ne si viene penetrati (vedi sopra). Dopo le vostre orecchie potrebbero ringraziarvi. Potrebbero anche mandarvi a fanculo, ma questo può succedere sempre.
SONORIKA.COM

E' un disco che va ascoltato con molta attenzione per coglierne i dettagli celati nei cambi di ritmo,nelle modificazioni sonore interne ad ogni brano,nelle velature elettroiniche,nella grinta che non viene mai abbandonata,nemmeno nei momenti più raffinati.
Gianluca Barbieri - LA CRONACA DI CREMONA.

In casa Urtovox si chiama Appaloosa il nome nuovo su cui scommettere in futuro. Puntate decisi in “Non posso stare senza di te”. Il montepremi è un ricco ascolto: dieci brani dalla dirompente e pulsante mission electro-rock. Trasversali quanto basta da far convivere un David Holmes alla ricerca della nuova colonna di 'Ocean's Thirteen' (sentire Ap(p)ache e 4 women) con i dj fratelloni dei Soulwax. Se avrete sicuramente capito base e radici della loro musica (drum machine a go go!!!), la struttura sorprenderà i più: math rock... Proprio così! La Roby , Abort & Retry,… suonano come farebbero in mano a dei redivivi Don Caballero.
Emanuele Carbini - KATHODIK.IT

il titolo ‘sanremese' è un inganno autoironico per chi si approccia all'ascolto di questo lp: perché a dispetto della romantica dichiarazione d'amore in copertina, l'album è piuttosto una bordata di potenza robotica (Ap(p)ache), ossessiva (Non posso stare senza di te; Abort & Retry), metallurgica ( La Roby ) e punk industriale (Brigidino). Provate a ficcarvi all'interno del caos di una disco berlinese. Provate a immaginare cosa vorrebbe dire ritrovarsi all'interno della pioggia acida di un tetris, con le musiche spacca cervello e il ritmo sempre sostenuto. Provate a figurare nella mente come si potrebbe musicare il tormento. Chitarre rabbiose, sintetizzatori, drum machine, campionatori, tutto tritat in un succo complesso e disorientante..Gli Appaloosa hanno confezionato un disco non indifferente. La loro potenza disarmante è un motore dai muscoli forti ed hanno avuto la capacità di scrivere una pagina di buon rock industriale.
Riccardo Marra - ILCIBICIDA.COM

Rispetto al precedente lavoro la formula assume connotati e forme ancora più particolari, ma in quanto a bellezza e originalità siamo ancora a livelli esaltanti. L'essenza di “Non posso stare senza di te” gioca tutto su questi elementi di base, che mettono in risalto ancora una volta una delle formazioni più creative ed originali degli ultimi anni., in sostanza una grande band e un grande disco. MORS-HATE TV.IT

il loro e' un unico vagito partorito da menti sane, calcolatrici ma labili, niente sospiri, niente parole, sono i loro strumenti a parlare, a dettare il flusso magmatico di energia che sprigionano, ad alimentare una tensione che, placida e glaciale, si tramuta in sisma tellurico, un'onda d'urto che colpisce e non fa prigionieri. Dietro me si accalcano ora decine e decine di persone attonite, ipnotizzate da questo mostro a tre teste, anzi quattro, che si dimena sul palco senza risparmiare goccia di sudore o scintilla di fuoco.
PAOLO MUSSO - DNAMUSIC.IT

Per i livornesi Appaloosa sono stati scomodati grandi nomi del panorama indie internazionale come Tortoise e Don Caballero. Di certo c'è che il loro è un rock strumentale, sudato, energico, ma al tempo stesso ipnotico e dotato di una sperimentazione sonora che non lascia certamente indifferernti.
MASSIMO GIULIANO - PIANETAROCK.IT

L'ultimo lavoro “Non posso stare senza di te”, pubblicato dalla lungimirante Urtovox, rappresenta una macroscopica evoluzione rispetto alle produzioni precedenti: i synth e le drum machine si sommano ai due bassi (sì, due bassi) e alla batteria per formare un elettro-rock trascinante e adrenalinico. I dieci pezzi, strizzati in meno di 35 minuti, sono un viaggio entusiasmante tra Daft Punk, funk e punk tout court, anche se l'approccio rimane sicuramente noise-rock. Alcuni groove dei pezzi sono davvero irresistibili, questa è musica fatta per ballare! Franceco Ammannati - MUSICALNEWS.IT

 


nel web:
APPALOOSA (ITA)
www.appaloosarock.com
www.myspace.com/appaloosarock


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