Progetto electro-punk solista della performer italiana Cristina Gauri, Miss Violetta Beauregarde è insolente e fastidiosa, sarcastica e dirompente. Odia le “fighe di legno” e bistratta il suo pubblico. Descrive la sua musica “puttanate con barattoli di vetro microfonati” e va in giro con una tastiera giocattolo da 10 euro ed un campionatore a 8 bit ricavato da una segreteria telefonica digitale. La prima Suicide Girl italiana (col nome di Aiki) si è inventata uno dei dischi più interessanti dell’anno: “Odi Profanum Vulgus Et Arceo”, seconda fatica discografica dopo l’acclamato esordio di “Evidentemente non abito a San Francisco”, lavoro uscito per la Temporary Residence Limited nel Settembre 2006 e indicato da Beck come il suo secondo disco preferito dello stesso anno. La sua musica è stata paragonata a quella di artisti quali Kid 606, Atari, Teenage Riot o Dat politics. Si nutre di contraddizioni e spiazzamenti e dal vivo trova la sua dimensione ideale (l’esibizione in cui gettò teste di agnello sul pubblico rimarrà ai posteri). Col nome utilizzato nel suo blog, ovvero "Heidi 666", ha recentemente pubblicato un libro: “L'eterna lotta tra il Male e il Malissimo” e recitato un cameo nel film pornografico “Mucchio Selvaggio”.
Dicono di lei:
“Puro punk sintetico, buttato all’interno di un instabile commodore 64, frullato-processato-digitalizzato con sadica cattiveria e infine ridisegnato nella sua confezione – ma non nella sua anima – secondo i dettami della techno di dieci anni fa. Questa è Violetta: una che urla, urla e ancora urla, che manipola tastiere e computer come se fossero martelli pneumatici, che sferra violentissime sequenze di cassa rotterdam manco fossero ripetuti calci nello stomaco”.
Sentireascoltare
“Miss Violetta Beauregarde mi piace sempre più. Ma la prima volta che ho ascoltato la canzone iniziale di "Odi Profanum Vulgus Et Arceo", l'ho trovata schifosa. Ho desiderato tantissimo gettare il mio iPod nel fossato del Palazzo Imperiale, accanto al quale stavo passeggiando. Tutte quelle urla e bestemmie senza senso… che brutte! Ma poi ho capito che la signorina Urlatrice crea un interessante mondo sonoro – tetro, arido, inumano, grigio –, musica come il suono del vento che soffia tra le rovine di una metropoli dopo l'apocalisse post-nucleare, con il beep di indistruttibili macchinari in sottofondo”.
Ken McCallum
“Violetta condensa campioni sonori fino a farli esplodere ad imitazione di una supernova. Nel processo, la sua voce infonde quel tanto di isterismo e acidità che servono per conferire alla fredda materia elettronica un tono espressionista. A quel punto aggiunge un tocco di sana misantropia e il gioco è fatto”.
Rockit